LA CORRUZIONE IN ITALIA TRA PROPAGANDA, PERCEZIONE E REALTÀ I dati appena pubblicati dall’ISTAT sulla corruzione¹ confermano una cosa: la percezione della corruzione in Italia è clamorosamente più alta rispetto all'entità reale del fenomeno. Quando leggete che secondo alcune classifiche l'Italia è uno dei Paesi più corrotti al mondo, state sicuri che quelle classifiche si basano sulla percezione e non sui numeri reali.Secondo il rapporto dell’ISTAT, si riscontra una diminuzione dal 2,7% all’1,3% delle richieste ricevute dalle famiglie nel triennio precedente l’intervista rispetto all’edizione del 2015-2016.Percentuale che sale al 5,4% delle famiglie abbia ricevuto richieste di denaro, favori, regali o altro in cambio di agevolazioni, beni o servizi nel corso di tutta la vita e non solo nell’ultimo triennio.In diminuzione anche la quota di chi conosce persone che hanno avuto esperienze di corruzione: dal 13,1% (2015-2016) all’8,3% (2022-2023).Dati in linea di massima confermati anche dall’ultimo report della Commissione Europea sulla corruzione (luglio 2023)² in cui viene fuori come solo il 6% degli italiani conoscano qualcuno che accetta o ha accettato tangenti contro una media UE dell'11% e contro il 10% della Francia, l'8% della Germania, il 10% dell'Olanda e il 12% dell'Austria. Per quanto riguarda le persone che hanno vissuto direttamente o sono state testimoni di episodi di corruzione negli ultimi 12 mesi, in Italia la percentuale è del 6%, perfettamente in linea con la media UE e lontanissimo dai Paesi che occupano i primi posti (Ungheria, Bulgaria e Grecia rispettivamente col 18%, il 15% e il 13%). Niente di nuovo, in teoria. Come già precedentemente certificato dall'Eurispes nel libro "La corruzione tra realtà e rappresentazione. Ovvero: come si può alterare la reputazione di un Paese". Nonostante l'85% delle persone sia convinto di vivere in un Paese estremamente corrotto, pochissimi hanno poi realmente vissuto un episodio di corruzione, sia direttamente che indirettamente.Dopo anni di propaganda auto-razzista e anti-italiana, siamo vittime della cosiddetta "sindrome del Botswana". La tendenza cioè ad accostarci a Stati difficilmente (eufemismo) assimilabili al nostro.Sindrome a cui si aggiunge poi il "paradosso di Trocadero". Vale a dire che più si perseguono i fenomeni corruttivi sul piano della prevenzione e le fattispecie di reato sul piano della repressione, maggiore è la percezione del fenomeno stesso. Alimentando così un effetto percettivo fortemente distorsivo.Non è un caso se il popolo italiano sia l’unico a percepirsi e quindi a descriversi costantemente peggio, molto peggio, di quello che è. Un fenomeno largamente provocato da una propaganda che ci propala costantemente narrazioni basate sul nulla solo per agire sul senso di colpa della popolazione.Di modo che accetti passivamente - convinta di meritarselo - tutto quello che, chi da questa situazione ha tratto e sta traendo indebito vantaggio economico, ci sta facendo.Un fenomeno di cui nona caso si lamentava già nel 1961 Enrico Mattei. «Quando ci siamo messi al lavoro siamo stati derisi, perché dicevano che noi italiani non avevamo né le capacità né le qualità per conseguire il successo. Eravamo quasi disposti a crederlo perché, da ragazzi, ci avevano insegnato queste cose.[…]Erano tanto accettate queste false conoscenze che avevano diffuso sugli italiani: sul dolce far niente, su questa razza pigra che non è pigra, che ancora oggi ce le sentiamo ripetere come verità».FONTI¹ www.istat.it/it/archivio/298026² europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/2968-------------------------------------------🔴 Il nostro Statuto fronteperlasovranitapopolare.it/statuto/🔴 Il nostro Manifesto fronteperlasovranitapopolare.it/manifesto/🔴 Per diventare soci fronteperlasovranitapopolare.it/tesseramento-online ... Vedi altroVedi meno
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Continuo a dire che, se non ci sbrighiamo a creare una contronarrazione strutturata, saremo tutti morti. Nel breve periodo.L'alternativa è smettere di usare la carta igienica per informarsi.----------Come gli strumenti finanziari diventano oggetti quotidiani. Sul sito del Corriere della Sera è riportato un articolo in cui si indica la tendenza delle materie prime, dell'argento, del caffè e, in parte dei beni agricoli, ad avere prezzi crescenti. Ma la vera notizia non è questa. Il tratto distintivo dell'articolo è costituito dall'indicazione degli strumenti finanziari, a partire dagli Etf, con cui puntare, e dunque guadagnare, da tale aumento. Naturalmente contribuendo all'aumento stesso, con buona pace di produttori e acquirenti reali. Il "Corriere della Sera" sembra così dare per scontata, e del tutto opportuna, la proliferazione di strumenti finanziari destinati ad attrarre le risorse, anche molto magre, dei risparmiatori e propone alcune "opzioni" praticabili. In sintesi, siamo di fronte ad una guida che possa favorire l'ormai dominante finanziarizzazione in grado di contribuire a determinare l'impazzimento dei prezzi, trasformandolo in narrazione comune.( Alessandro Volpi ) ... Vedi altroVedi meno
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CONSIDERAZIONI EX-POST SULLA GESTIONE PANDEMICA – PRIMAVERA 2024A più di un anno dalla fine dell’emergenza Covid è doveroso guardarsi indietro per dare un giudizio sulla gestione pandemica al di là di ogni retorica, ma usando uno sguardo disincantato e osservatore unito a una discreta dose di buon senso.L’emergenza pandemica è stata gestita in un modo che agli occhi di molti è apparso alquanto discutibile, nonostante tale gestione fosse presentata come l’unica via percorribile da parte dei televirologi che nel triennio 2020-22 imperversavano a reti unificate. I capisaldi della lotta al coronavirus erano essenzialmente due: distanziamento sociale e vaccini. Due concetti facili da afferrare e sicuramente da annoverare tra gli strumenti per combattere qualunque epidemia, ma non gli unici e da non usare in modo indiscriminato come è stato fatto: durante la primavera del 2020 si si imposero agli italiani degli arresti domiciliari indifferenziati, che non tenevano assolutamente in considerazione la distribuzione a macchia di leopardo del virus che avrebbe suggerito di modulare le misure di distanziamento sociale in funzione dell’intensità del morbo in ogni zona e questo è stato il modus operandi anche in seguito quando le misure si attenuarono; il “vaccino” veniva somministrato a chiunque, senza nessuna considerazione sui reali rischi che i singoli individui correvano in caso di infezione e/o in caso di vaccino somministrato a infezione in corso ma non ancora diagnosticata. Si tratta di modalità di azione che imputano la responsabilità della lotta al virus unicamente ai comportamenti individuali.Tutto quanto afferisse alle responsabilità delle istituzioni fu relegato in un angolo cieco del dibattito pubblico: di fatto le USCA, gli unici presidi messi a punto specificamente per la lotta al virus, erano spesso assenti e incapaci di rispondere in modo efficace e tempestivo alla domanda dei territori; i MMG introvabili o quando venivano rintracciati proponevano quel curioso protocollo di cura che consisteva in “tachipirina e vigile attesa”; i posti letto dedicati alla cura ospedaliera del Covid erano sottratti a quelli utilizzati per il normale funzionamento dei nosocomi e non si è provveduto, come sarebbe lecito attendersi in caso di epidemia, a un loro aumento; stessa cosa dicasi per i servizi epidemiologici della medicina territoriale che avrebbero dovuto occuparsi del tracciamento dei contagi, ormai da decenni ridotti al lumicino e di fatto cancellati da trent’anni di tagli alla sanità pubblica.Ma, al di là delle diverse ideologie che possono sottostare alle scelte effettuate per combattere il Covid, quello che conta sono i risultati. Si è visto che i vaccini a mRNA hanno “funzionicchiato”, anche a detta dei loro sostenitori, nel prevenire forme gravi di Covid. E probabilmente hanno “funzionicchiato” meglio dei loro antagonisti a tecnologie più tradizionali. Però gli effetti di una strategia di lotta a un’epidemia non si possono misurare solo sulla riduzione della letalità del virus responsabile, ma devono prendere in considerazione lo stato di salute generale della popolazione una volta passata la burrasca.Uno degli indicatori dello stato di salute di una popolazione è il tasso di mortalità. Sul sito di ISTAT(1) sono disponibili i dati sulla mortalità dal 2011 al 2023 che sono raffigurati dal primo dei tre grafici qui sotto.Il grafico mostra come la mortalità del 2023 sia perfettamente in linea con quanto atteso dal trend in crescita evidenziato dai decessi registrati negli anni dal 2011 al 2019. Tutto a posto dunque? Verrebbe da rispondere di sì se non fosse che dopo un’epidemia che si è portata via in poco tempo i soggetti più fragili di una società (in questo caso molto probabilmente i più anziani), il tasso di mortalità dovrebbe essere più basso dell’atteso. Va quindi indagata l’origine di tale scarto, possibilmente quantificandolo, tenendo conto che la mortalità generale di una popolazione è la risultante dei tassi di mortalità della singole classi anagrafiche che la compongono e che crescono al crescere dell’età per cui è assolutamente normale, in una popolazione che sta progressivamente invecchiando, che i tassi di mortalità seguano un andamento come quello del grafico.Per eliminare la distorsione operata dal progressivo invecchiamento della popolazione gli statistici usano un valore definito Tasso di Mortalità Standardizzato per età e genere (TMS) che elimina le variazioni della composizione della popolazione ponendo quest’ultima sempre uguale a quella fatta registrare durante un anno di riferimento. Per esempio in questo caso, dato che ci interessa indagare se il dato del 2023 sia in linea o meno con l’atteso, si finge che anche negli anni precedenti la popolazione italiana fosse composta dalle stesse percentuali di ultra90enni, 80enni, 70enni etc fino alla fascia di età 0-10 anni.Sono reperibili in rete articoli come quello al link nel primo commento che utilizzando il TMS sostengono come nel 2023 la mortalità sia tornata ai livelli prepandemia, se non su livelli addirittura inferiori. L’articolo però, una volta calcolati i TMS su base quinquennale per il periodo 2015-2023 che evidenziano un trend discendente della mortalità fino al 2019, utilizza come termine di paragone per il 2023 la media dei dati 2015-2019 e non il valore atteso per il 2023 prolungando il trend. Ora, pur non avendo competenze statistiche, ci chiediamo quanto sia lecito calcolare il valore di una media quinquennale di un trend senza dubbio discendente per adoperarlo come termine di paragone per un periodo molto più avanti nel tempo.Per chiarire meglio questa presa di posizione riportiamo sotto un grafico estratto dall’articolo citato modificato in modo da rendere percepibile immediatamente tale distorsione.Il trend discendente fatto registrare fino al 2019 e interrotto dal Covid indicherebbe, per il 2023, un dato atteso inferiore a quello effettivo.È evidente che pretendere di prendere la media del periodo 2015-2019 come riferimento per il 2023 non può che nascondere il trend in discesa della mortalità pre 2019. Questa operazione, molto più politica che scientifica, serve solo a far credere che il re nudo sia invece vestito di ogni orpello consono al suo status.In realtà quindi i morti del 2023 fanno registrare un significativo saldo positivo sull'atteso che, stando alle percentuali riportate nello stesso articolo, corrisponde a 57.699 morti in più. Si tratta quasi certamente di una sottostima perchè in caso di trend discendente le medie quinquennali tendono a dare valori attesi superiori a quelli che poi effettivamente si registrano.Ma c'è dell'altro: dato che il Covid ha ridotto, rispetto all'atteso, il peso degli ultra85enni sul totale della popolazione (vedi ultimo grafico) e che questo gruppo contribuisce per quasi il 50% al totale dei decessi è assai probabile che dietro tale aumento si nasconda anche uno spostamento del "baricentro anagrafico", se ci passate il termine, della mortalità verso le classi di età più giovani. In parole povere: gli infra85enni non solo muoiono più di prima ma molto probabilmente il loro rischio di morte è aumentato più di quanto sia aumentato quello dei grandi anziani.Come si dice? Ci pisciano in testa e dicono che piove?--------------------------------------------------------------------------------------(1) I dati sulla popolazione sono stati presi al seguente link: www.tuttitalia.it/statistiche/popolazione-eta-sesso-stato-civile-2023/) mentre quelli sulla mortalità sono reperibili qui: www.istat.it/it/archivio/240401🔴 Il nostro Statuto fronteperlasovranitapopolare.it/statuto/🔴 Il nostro Manifesto fronteperlasovranitapopolare.it/manifesto/🔴 Per diventare soci fronteperlasovranitapopolare.it/tesseramento-online ... Vedi altroVedi meno
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DI VINCOLO INTERNO SI MUOREChe agli atlantisti, agli EUropeisti, agli anti-italiani e agli auto-razzisti vada bene essere una colonia, un protettorato e che supportino qualsiasi altra forma di vincolo esterno è normale. Quello che è inaccettabile è il nichilismo, l'arrendevolezza di chi invece ha giustamente individuato nella negazione del nostro diritto all'autodeterminazione il problema principale. Nella storia del mondo, anche contemporanea, è pieno di Paesi che, come e peggio di noi, hanno subito pesanti ingerenze estere che ne hanno fortemente limitato la sovranità. Solo noi come popolo abbiamo però accettato passivamente questa condizione come fosse ineluttabile e immodificabile. L'unico vero motivo per cui a oggi per molti italiani è impossibile anche solo immaginare un'Italia libera e sovrana è quel maledetto vincolo interno che ci siamo auto-imposti per accettare passivamente lo status quo. Una forma di sindrome di Stoccolma su scala collettiva.-------------------------------------------🔴 Il nostro Statuto fronteperlasovranitapopolare.it/statuto/🔴 Il nostro Manifesto fronteperlasovranitapopolare.it/manifesto/🔴 Per diventare soci fronteperlasovranitapopolare.it/tesseramento-online ... Vedi altroVedi meno
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UE DELENDA ESTUnione Europea ed Eurozona stanno soffocando l'Italia in una trappola fatta di decrescita infelice (deflazione salariale, deindustrializzazione, crescita asfittica, precariato, distruzione dello stato sociale, riforme regressive e regole assurde). Tutto quello che l'Italia dovrebbe fare per tornare a essere un Paese in cui valga davvero la pena vivere non è possibile dentro la gabbia unionista. Per questo da Unione Europea ed Eurozona non basta uscire. Vanno distrutte per poi cospargere di sale le loro rovine di modo che non rinascano mai più.-------------------------------------------🔴 Il nostro Statuto fronteperlasovranitapopolare.it/statuto/🔴 Il nostro Manifesto fronteperlasovranitapopolare.it/manifesto/🔴 Per diventare soci fronteperlasovranitapopolare.it/tesseramento-online ... Vedi altroVedi meno
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